Una costellazione silenziosa di teste in cera si distende nello spazio. Alcune richiamano la statuaria antica, altre ritraggono persone vicine all’artista. I volti appaiono mutilati: porzioni di materia sottratte al viso e alla nuca ne incrinano la fisionomia. La sottrazione non è gesto distruttivo, ma di apertura: la forma non viene negata, ma dischiusa, attraversata.
Per T-yong Chung l’incompletezza non è un difetto, ma una condizione intrinseca della forma, espressione dell’impermanenza che la attraversa e la consegna al contingente. Le opere si offrono fragili, transitorie, vulnerabili.
Anche la cera — materiale organico, sensibile al tempo e alla temperatura — accentua questa precarietà.
Tra le teste si mescolano piccole figure: uccellini, madonne, rami spogli. Frammenti accantonati nello studio, presenze minori, quasi scarti. Tutto appare esposto alla trasformazione, alla perdita, all’erosione.
Il vuoto che attraversa le forme non è semplice mancanza: rende tangibile la transitorietà e l’impossibilità di compiersi definitivamente. Le sculture a terra sono involucri: custodiscono un’identità e insieme ne dichiarano l’instabilità.
In mezzo a loro, su un plinto, la testa di un bambino realizzata in vetro – materiale inedito nella pratica dell’artista, utilizzato per la prima volta. Anch’essa è mutilata, ma qui la trasparenza muta la qualità del vuoto: ciò che nella cera è sottrazione, nel vetro diventa attraversamento e luce. Il vuoto si rende visibile come luminosità. Non colma, non compensa: trasfigura. La testa vitrea suggerisce un’altra esperienza dell’interno, dove il vuoto si manifesta: l’assenza non si contrappone alla presenza ma ne rivela la sostanza mobile e immanente. In questa tensione, la forma si apre a una dimensione in cui assenza e presenza sono aspetti coesistenti della stessa realtà, metamorfica nel suo incessante fluire.
T-yong Chung (Daegu, Corea del Sud, 1977), vive e lavora tra Milano e la Corea del Sud. Si è laureato in Environmental Sculpture all’Università di Seul e in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dal 2007 ad oggi il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre personali in Italia e all’estero tra cui Nuova Galleria Morone (Milano, 2025), Artsohyang (Busan, 2025), Gallery Palzo (Daegu, 2023), Collezione Cattelani (Modena, 2022), Galleria Renata Fabbri (Milano, 2019), Keats- Shelley House (Roma, 2019), Neon/fdv, (Milano, 2007). Ha partecipato a mostre collettive in importanti spazi come Dalseong Daegu Contemporary Art Festival (Daegu), Careof (Milano), MAMbo (Bologna), BienNoLo (Milano), ACAW (Field Meeting) al Solomon R. Guggenheim Museum & Asia Society (New York), Triennale di Milano, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (Monfalcone), AR/GE Kunst (Bolzano). Ha inoltre preso parte a prestigiose residenze e workshop tra cui tra cui Daegu Museum (Daegu), Museo Carlo Zauli (Faenza) e Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia).
web: tyongchung. com
IG: @t_yong_chung
SUBPLACE è uno spazio inconsueto che convive con il consueto e la contingenza, portando i linguaggi visivi dell’arte – che si collocano come alternativa alla logica della produzione/consumo – in questo luogo di transito, nel flusso del quotidiano, offrendosi come occasione per un’esperienza estetica diretta e personale, senza mediazioni né stratificazioni per un pubblico che si trova a “inciampare” nell’opera sul suo percorso abituale. Il nome rimanda alla collocazione sotterranea, nel mezzanino della Stazione di Villapizzone. La “vetrina” ospita progetti d’artista site specific proponendo installazioni, sculture, video e dipinti.
SUBPLACE è un’emanazione di Surplace spazio indipendente per la promozione delle pratiche artistiche contemporanee attivo a Varese dal 2014 al 2022. Da questa esperienza, configurata come una “stazione sperimentale” dove i ruoli di artista, curatore e critico si dissolvono in favore della messa al centro dell’opera, nasce la “vetrina” di SUBPLACE come esperimento di arte pubblica Il progetto espositivo è autogestito e interamente autofinanziato ed è a cura di Joykix (Fabrizio Longo) e Rossella Moratto.
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