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SUMMARY:Corso di fotografia di Daniele Astarita
DESCRIPTION:da giovedì 12 marzo a giovedì 12 novembre 2026\n8 incontri totali\, ogni secondo giovedì del mese\ndalle ore 20:30 – 22:30\n\ngiovedì 12 marzo\ngiovedì 9 aprile\ngiovedì 14 maggio\ngiovedì 11 giugno\ngiovedì 9 luglio\ngiovedì 10 settembre\ngiovedì 8 ottobre\ngiovedì 12 novembre\n\ninaugurazione: giovedì 19 marzo ore 18:30-20:30 \n  \nOgni secondo giovedì del mese\, una serata dedicata alla fotografia come esperienza condivisa\, spazio di racconto e occasione di incontro umano. \nIl progetto nasce dal desiderio di creare un momento stabile e riconoscibile dove fotografi di ogni livello possano ritrovarsi\, confrontarsi e dare valore alle proprie immagini. Non si tratta di un corso strutturato né di una competizione\, ma di un laboratorio aperto di idee\, sguardi e dialogo. \n  \nDurante le serate trovano spazio: \n\ncondivisione delle fotografie dei partecipanti\nracconto del processo creativo e del significato delle immagini\nconfronto libero e costruttivo\npresentazione di lavori personali\nospiti fotografi che condividono la propria esperienza\ncontest tematici non competitivi\nmostre fotografiche allestite negli spazi ospitanti\n\nL’obiettivo è creare continuità\, stimolare la produzione fotografica e favorire una crescita naturale attraverso il dialogo. Le serate alternano momenti più narrativi a momenti tecnici o formativi\, mantenendo sempre un clima informale e partecipativo. \nIl progetto è aperto sia a chi lavora in digitale sia a chi ama l’analogico\, valorizzando linguaggi\, sensibilità e percorsi differenti. Nel tempo l’incontro diventa comunità: un luogo dove le immagini non restano file o stampe\, ma diventano occasione di relazione. \nOgni appuntamento ha un tema o una struttura specifica comunicata di volta in volta\, così da mantenere viva la curiosità e costruire insieme l’evoluzione del percorso. \n 
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SUMMARY:LUCE ROSSA! LUCE ROSSA!
DESCRIPTION:Di Eleonora Roaro \n19 aprile – 17 maggio 2026 \nInaugurazione domenica 19 aprile 2026  ore 18.30- 20.30 \n  \nC’era una volta il cinema porno. Il Majestic Sexi Movie\, la prima sala a luci rosse di Milano – aperta nel 1977 e chiusa nel 1992 – annunciava la sua programmazione con un lampeggiante rosso e l’avviso: «Immagini non adatte a un pubblico sensibile». Il desiderio\, sottratto allo sguardo\, si articolava nello scarto tra interdizione ed esposizione: affidato a titoli\, avvertenze e luci intermittenti. La dismissione dei cinema a luci rosse\, con l’avvento dell’home video\, non segna soltanto un cambiamento tecnologico ma una trasformazione del regime scopico: la fruizione diventa privata\, continua\, de-situata. Scompaiono la ritualità e la prossimità dei corpi\, con il loro carico di rischio\, imbarazzo\, esposizione reciproca. \nEd è in questa nuova configurazione dello sguardo che si inserisce il lavoro di Eleonora Roaro (Varese\, 1989)\, arista visiva e ricercatrice con sede a Milano. \nIn LUCE ROSSA! LUCE ROSSA! l’erotico\, storicamente legato all’eccedenza del visibile\, viene restituito in un linguaggio leggibile ma normalizzato. \nL’installazione riprende e disarticola il dispositivo del Majestic: locandina\, avvertenza\, lampeggiante e\, sul monitor\, I pornogiochi delle femmine svedesi (1971; Suburban Wives in originale)\, primo film proiettato nella sala. La pellicola\, nella sua durata originaria\, è interamente tradotta in linguaggio testuale dall’intelligenza artificiale secondo uno schema imposto dall’artista. Le immagini persistono come tracce che\, ricodificate\, si fanno didascalie\, private della visione. La traducibilità\, necessariamente imperfetta\, trasforma l’opera in un luogo di attrito\, che abita lo scarto tra immagine e testo\, visione e descrizione\, desiderio e algoritmo. Sottraendo l’immagine\, Roaro ne rivela le condizioni di sopravvivenza ovvero l’impossibilità di fruirla al di fuori di un sistema che la traduce\, la organizza\, la rende leggibile. Ed è proprio lì\, dove la visione non coincide più con la mera esperienza del vedere\, che lo sguardo ancora resiste. \n  \n\nhttps://subplace.jimdosite.com \nhttps://www.instagram.com/subplacemilano \nweb: www.eleonoraroaro.com \nIG: @eleonoraroaro \nSUBPLACE – stazione del passante ferroviario di Villapizzone\, Milano \nGiorni e orari di visita: visibile tutti i giorni negli orari di apertura della stazione (dalle 6.00 alle 24.00) \nContatti: mail: subplacemilano@gmail.com \nWeb:    https://subplace.jimdosite.com \nInstagram: subplacemilano
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SUMMARY:Proposta operativa per una mappa di comunità del quartiere Villapizzone
DESCRIPTION:Cos’è una mappa di comunità\nUna mappa di comunità è uno strumento di partecipazione. È un’occasione per stimolare il dialogo fra i residenti\, individuare i luoghi su cui investire e fare emergere proposte di valorizzazione per il territorio. La mappa di comunità facilita il coinvolgimento attivo delle popolazioni locali e permette di costruire in maniera condivisa una rappresentazione cartografica del territorio. Sulla mappa sono riportati elementi del paesaggio urbano e naturale e del paesaggio umano\, oppure oggetti\, simboli e azioni che caratterizzano il territorio di riferimento. Questi elementi possono riguardare il passato\, il presente e il futuro (parti del territorio che si vorrebbe cambiare\, iniziative su cui investire\, infrastrutture da realizzare\, attività da proporre). \nLo strumento della mappa di comunità nasce in Inghilterra negli anni ’80 (con il nome di Parish Maps) quale frutto della felice intuizione di Common Ground\, un’associazione che scelse di dedicare le proprie energie alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. L’obiettivo principale è quello di privilegiare contesti coerenti con i riferimenti\, gli spostamenti\, i simboli e gli affetti di una comunità. Lavorando sulla comprensione e la valorizzazione del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento attivo e creativo dei residenti\, Common Ground pone l’enfasi sulla Local Distinctiveness\, un concetto che comprende sia i tratti peculiari di ogni luogo\, fisici\, antropici\, paesaggistici\, linguistici\, gastronomici\, religiosi\, linguistici\, orali\, sia le interazioni della collettività con tali elementi. \nLa mappa di comunità intende promuovere queste peculiarità facendole emergere e rendendole protagoniste. Il risultato è il superamento dell’accezione di luogo come semplice spazio occupato da un edificio\, da un gruppo sociale o da una funzione specifica e la sua promozione come spazio vissuto\, dinamico\, in trasformazione. Il tentativo delle mappe di comunità è di spingere gli abitanti stessi a osservare i luoghi che abitano e frequentano come luoghi centrali\, rimettendo al centro dell’attenzione ogni più piccolo punto inteso come il cuore del proprio mondo. Il luogo di indagine diventa allora quella porzione di territorio nella quale gli abitanti si riconoscono\, quella di cui hanno una conoscenza diretta e nei riguardi della quale si sentono protettivi e attenti\, quella di cui si ha misura e che\, in qualche modo\, ha la capacità di definire il carattere unico e distintivo della comunità che lo abita.
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